martedì 10 aprile 2012

IL SILENZIO E IL GELO

Già poco prima di Pasqua ho intrapreso questa nuova strada, a lavoro.
Non potendo, mio malgrado, mantenere un ambiente confortevole e rilassato, rimango in silenzio, con la faccia calata sullo schermo del computer.
Sarei solo un po' stufa degli sbuffamenti ad oltranza che mi sto sorbendo da un paio d'ore da parte di chi, d'ora in avanti, ha di fronte a sè solo il muro nel caso volesse parlare.
Si, lo so che il mio interlocutore abituato bene ora si ritrova in silenzio come me, ad angustiarsi su cose che non capisce e senza potersi neanche sfogare, e che sta vivendo una piccola e superabile tragedia personale.
Solo che d'ora innanzi gli risparmio la fatica di darmi ragione per ogni cosa, semmai l'avessi cercata o la cercassi, così ha più tempo per dedicarsi al proprio lavoro.
Tutti i tentativi di intavolare conversazioni blande su banalità, oltre le cioccolate che mi ha portato per Pasqua, sono caduti nel vuoto anche oggi.
La cioccolata, in particolare, rimarrà a svernare sulla mia scrivania fino all'estate, finchè il collega igienista di nascosto non me la farà sparire per combattere l'avanzata dei germi.

Chi semina vento raccoglie tempesta.
E in questo momento sta grandinando.

2 commenti:

Serena Madhouse ha detto...

abbiamo il sacrosanto diritto di stare in silenzio...
anch'io ne ho un gran bisogno..

.come.fossi.acqua. ha detto...

mad, credo davvero di averne diritto.
soprattutto visto i trascorsi.

devo cominciare a fare selezione, che a me certe cose non mi piace neanche pronunciarle, ma certa gente davvero se lo merita.

quando è troppo è troppo.

soprattutto quando porgi la mano e trovi dall'altro lato chi te la azzanna senza motivo.