domenica 19 aprile 2015

TRA UN VIOLINO E UNA CHITARRA



Girovagando istintivamente - ho un invidiabile senso dell'orientamento - ho tentato di raggiungere un posticino molto carino.
Ad un certo punto, ho chiesto ad un signore che passeggiava con il cane se il posto che stavo cercando fosse vicino.
"É proprio lí, dietro l'angolo", ha risposto.
Per girare l'angolo, sono passata sotto un arco, dove, complice l'eco, un musicista di strada stava suonando con un accenno di amplificazione la sua chitarra.
Ci siamo salutati, e ho subito proseguito oltre, raggiungendo la soglia dell'edificio sospinta dalla musica ormai alle spalle.


"Perché sono venuta qui?", mi sono chiesta senza avere una risposta ragionevole da darmi.
E realizzando di non avere nemmeno un buon motivo per pormi simili domande.
La veritá é che certi viaggi sono appuntamenti in cui se ne incastrano altri non preventivati.
Di quelli che decidono i piedi di portarmici, mentre cammino verso un altrove indefinito, che si specifica sempre nel tragitto, nella mente, nelle opportunità che puó offrirmi.
Perché accanto ad un certo tipo di vaga pianificazione, riservo sempre ampi margini all'improvvisazione, nei miei giri.


E quindi ho sperimentato una mostra di un artista che non fa parte dell'Olimpo dei miei prediletti, ma che nemmeno conoscevo granché.


Il solo fatto di non avere mai intrapreso questa conoscenza, di non essere mai stata colta da una certa curiosità nei suoi confronti, mi ha convinta a osservarlo un po' più da vicino.


Avevo il tempo contato, considerato l'appuntamento inderogabile fissato due ore dopo, e l'essere in balia dei mezzi pubblici sapevo mi avrebbe costretta ad un approccio rapido e sbrigativo.
Ciononostante, con l'audioguida nelle orecchie mi sono diretta verso la prrima sala e sono rimasta rapita da una citazione dell'artista.
La sua vita, raccontata per citazioni, disegni e fotografie, mi ha coinvolto emotivamente.
Mi ha travolto, a dir poco.
"Ma vie" sará il prossimo libro da comprare, questo é certo.
All'improvviso sono stata distolta dal fiume di pensieri da un profumo dolcissimo.
Non sono riuscita a ricondurlo a qualcosa di conosciuto, ma vi ho scorto una nota floreale poderosa.
Ho capito dopo che il profumo era parte della mostra, e di preparazione alla vista delle sue rose.
Ho letto con estrema curiositá il significato di certi termini ebraici che piú volte ho sentito ricorrere in letteratura e in certi film, senza mai approfondirne il significato.
Mi sono soffermata su un disegno, poi, affisso nella sua cornice insignificante ad un angolo di una spaziosa parete vuota.
Mentre guardavo assorta le linee espresse in figura su paesaggio urbano sottostante, uno spigolo del foglio si é illuminato.
E dopo di lui un altro.
E un altro ancora.
Il disegno ha cominciato a vibrare ed animarsi di luce.
Ho pensato di avere le allucinazioni.
Mi sono voltata per capire se non fossi precipitata in un sogno.
"Lo vedo solo io?", ho pensato guardandomi intorno.
La luce si é presto trasformata in un flusso di colori ed immagini che hanno invaso la parete vuota.
Un particolare effetto grafico studiato ad arte per rendere la mostra un'esperienza ai limiti del sensoriale.
Ho atteso che lo spettacolo si ripetesse ancora e ancora.
Sono rimasta nella sala dei disegni animati a godermi lo spettacolo almeno venti minuti.
Con gli occhi carichi di meraviglie mi sono diretta verso un'altra stanza.
Sotto una parete, delle cartoline bianche da timbrare con alcuni dei disegni dell'artista e la sua firma.
Ne ho colorate una decina per portarle agli amici, corredate di citazioni ad hoc sul retro.
Nell'ultima sala, una tela con gli amanti riprodotta su una parete, in un movimento che riproduceva il volo di lei, mentre la mano di lui la tratteneva sulla terra ferma.
Mi sono messa davanti alla riproduzione e... Magia!
Ero nel quadro con gli amanti.
Ho teso la mano per avvicinarla alle loro e ho scattato una foto.


É stata una mostra ad alto impatto emotivo.
E per quanto non possa dirmi una appassionata di Chagall, l'amore che ha riversato nelle sue opere mi é parso cosí tangibile, quasi come averlo toccato con mano.
Chiunque abbia allestito la mostra e ideato il modo di coinvolgere il pubblico in tal modo, ha fatto davvero un gran bel lavoro.


Sono uscita dal Chiostro del Bramante imboccando la curva opposta a quella percorsa in precedenza.


Un ragazzo straniero con il violino stava riempendo la strada della sua musica.


Ci siamo salutati - si, certo, io i musici di strada li saluto quasi tutti, li adoro! - e sono andata via, correndo verso l'appuntamento che ha dato il pretesto a questo piccolo viaggio.















6 commenti:

Apprendista Nocchiero ha detto...

Non hai scritto, però, quale fosse la citazione che ti abbia catturato.

.come.fossi.acqua. ha detto...

Ce n'é stata piú d'una.

Diverrà materia di un altro post piú in là.

O rimarrà una bozza come tante ;-)

Apprendista Nocchiero ha detto...

Mi sembra una buona ragione per aspettare.

.come.fossi.acqua. ha detto...

;-)

sara-sky ha detto...

Ero già tentata dalla mostra. Ora ne sono certa! ;-)

.come.fossi.acqua. ha detto...

Guarda, io non immaginavo, mi ha davvero coinvolta.
Non ho comprato i due libri subito - la sua autobiografia scritta a 35 anni e il libro-diario della moglie - solo perché erano a prezzo pieno e confidavo di trovarli con qualche sconto altrove.

E poi la passeggiata dietro piazza Navona é sempre magnifica..