martedì 16 giugno 2015

MEGLIO DA SOLA SOTTO LA PIOGGIA





Tanto lo sapevo che pioveva.
Ho infilato l'impermeabile in borsa e sono andata con la biciclettina al lavoro.


Certo, potevo approfittare dei passaggi che mi sono stati offerti per tornare a casa, ma perchè?


Non è solo un po' di pioggia, un acquazzone estivo?


E poi non volevo compagnia.


Non avevo voglia di interagire che con me stessa.


Il vento caldo mi ha asciugato il viso e i pantaloni mentre pedalavo.


Per strada il cielo illuminato dagli ultimi raggi rifletteva l'intensitá dei suoi colori nelle pozzanghere.


Ho messo gli occhiali da sole per riparare gli occhi dalle gocce di pioggia che cadevano pesanti e aguzze.


Non piango più, da un po'.


Allora è vero che le ho esaurite le lacrime.


Ho perso un'occasione d'oro per farmi un pianto sotto la pioggia, al tramonto, quando nessuno avrebbe distinto - nemmeno io - l'acqua sorgiva da quella piovana scorrere sul mio viso.


Domattina mi aspetta la solita piccola mostruosa guerra, al lavoro.


Vorrei essere di quelle donne che mandano qualcuno al posto loro.
Di quelle che si fanno scudo dietro qualcuno, o dietro una scusa.


Invece sono di quelle che vanno per se stesse ed anche al posto di chi non é capace per sè.


Certi fardelli non si alleggeriscono mai.


Dovrei tatuarmela quella spada, ma non mi appartiene che in parte.


Non sono deceduta sotto il peso della responsabilità, io.


Non ho tatuati addosso i segni indelebili delle scelte fatte.


Perchè nulla è indelebile, nemmeno io, e questo mio malgrado è il mio punto di vista.


E l'inchiostro mi serve per scrivere, come il sangue mi serve per vivere.