giovedì 25 febbraio 2016

VA BENE?





Da circa un anno non riesco a definire una questione lavorativa che ha preso in carico un tale, investito per grazia divina e calci in culo di una competenza che richiede capacità di cui non dispone.


"Devo sentire Tizio, ora mi sono scocciata!"
"In bocca al lupo! Io ci ho litigato e l'ho sfanculato", mi dice il collega che ha avuto a che farci prima di me.


Gli sto facendo pressioni da mesi, e quando non sa fare qualcosa mi risponde stizzito "non lo so, devo chiedere qua, là, devo studiarmi la cosa, COME FACCIO!!!", attaccandomi ogni volta quasi il telefono in faccia.


Trattandosi di un uomo che rasenta la soglia dell'anzianità, noto professionista locale, all'inizio ho ritenuto di non essere particolarmente insistente e di non replicare.


Ho cambiato politica, da un po', perchè mi ha ucciso seriamente la salute e non lo reggo piú.


Gli ho detto, quindi, palesemente, che la questione si é trascinata troppo a lungo e che ho l'esigenza di chiudere tutto e a strettissimo giro, cercando di essere di polso nei limiti della cortesia.


"Del resto penso si sará stancato anche lei di passare tutto questo tempo al telefono con me, neanche fossimo fidanzati!", gli ho detto.


Ha riso.


Peccato non fosse una battuta.


In ogni caso, questa cosa, insieme a circa dieci ulteriori telefonate, l'ha convinto ad attivarsi.


Ho verificato personalmente, andandomi ad informare presso la persona con cui diceva di avere interloquito.


E gliel'ho detto.
Avrà inteso che non mi fido e che se non gli metto il fiato sul collo non si muove.
E che é preferibile un po' di fiato sul collo che le mani addosso, perchè tra poco mi ci porta.


Al solito, oggi, nel tentare di chiudere anticipatamente la telefonata ha cercato di liquidarmi con un estenuante e sufficiente "va bene, va bene, va bene".


"Va bene?" ho detto.


Ha mangiato la foglia e mi ha dato una risposta piú civile.


Ne ho piene le palle di avere a che fare con gli imbecilli, mica no.





4 commenti:

Sara Scavolini ha detto...

Che poi non so se è anche una tua impressione.. ma quando è una donna che affronta una questione lavorativa, quasi sempre di là c'è un muro di gomma o un sorriso sornione.
Noi donne dobbiamo dimostrare il doppio di quello che dovrebbe dimostrare un uomo, proprio per il fatto che l'uomo parte già con una marcia in più, noi invece... "siamo donne, che vuoi che capiscano..!"

Bulut ha detto...

Guarda, ti ammiro un sacco, devi avere una grande motivazione e grinta.
Non e' mai facile in genere, e, per una donna in un ambiente maschile (da quanto capisco) lo e' anche di più.

.come.fossi.acqua. ha detto...


Sara, alla fine tutto si riduce sempre a questo: bisogna dimostrare quanto si vale in maniera piú decisa, in un ambiente lavorativo dove la fanno da padroni gli uomini.
E non é nemmeno strettamente una questione di componente maschile o femminile, ma proprio del genere cui appartengono le mani che tirano le fila dei giochi.

Per fortuna ci sono uomini con cui lavoro che si rapportano in modo diverso.

La parte piú pietosa, di tutto questo, sono certe donne che quando si trovano davanti un uomo che svolge il mio stesso mestiere lo chiamano per titolo, mentre con me si permettono di usare toni molto piú confidenziali.
Quasi capitassi a lavoro per caso, dopo una seduta di shopping, o per perdere tempo.
Il sessismo é praticato da ambe le parti, ed é inaccettabile.
E maggiormente incomprensibile da parte delle donne.

.come.fossi.acqua. ha detto...


Bulut, grazie, ma non credo nemmeno di meritarla tanta stima.
Non riesco a raggiungere tutti gli obiettivi che mi prefiggo, e non sono una punta di diamante.
Cerco solo di impegnarmi, e di contrastare, a mio modo, certi atteggiamenti.
Talvolta ci riesco, talvolta meno.
Del bilancio complessivo, al momento, cerco di accontentarmi, ma in realtá non ci riesco.
Mi fa rabbia.