martedì 20 giugno 2017

PRIMEGGIARE



A qualcuno pare non importi altro.
Non per ciò che si conquista, a parte una discutibile gloria personale.
In sostanza, un fine che si esaurisce in se stesso.
Un contenuto che esclude il contorno, che si fa perimetro stretto di se stesso.


Il giorno che mi faccio calpestare o offendere senza fiatare da qualcuno che pensa di primeggiare su tutto e tutti, trascinandomi in una competizione, reale o virtuale che sia, deve ancora sorgere su questo pianeta.
Sui mondi paralleli che ciascuno nella propria fantasia costruisce è un altro paio di maniche: arrivo comunque sin lì a prendere per le orecchie le persone e trascinarle sul campo da gioco reale.

Arrugas



Sono stata a trovare mia nonna, oggi.
I suoi figli hanno deciso concordemente di trasferirla in una struttura per anziani.
Si canta insieme, si fa palestra insieme, si mangia insieme e bla bla bla.
Una struttura super moderna, super fantastica, dove si mangia bene e gli infermieri, o quel che sono, sono tutte brave persone e trallallà.
Qualcuno è in condizioni disperate, qualcuno ci è andato di sua iniziativa, qualcuno è inaspettatamente giovane d'età e nel pieno delle facoltà.

Mi è sembrato di essere entrata nel film "Arrugas", d'improvviso, e ho provato una profonda tristezza.

Mia nonna ha rinunciato a vivere.
Fosse per lei, si lascerebbe morire seduta stante.
Non ha voglia di vivere.
Non le importa più di nulla.
Eppure, per l'età che ha, potrebbe ancora fare moltissimo.
Eppure, anche quando era più giovane non ci ha mai tenuto a fare moltissimo.
Anche fare qualcosa di più le è sempre pesato.

Ed io sarò un'ingrata e una stronza, sarò una che non capisce nulla e che non riesce a mettersi nei panni degli altri fino in fondo, ma non oso immaginarmi, da anziana, seduta su una sedia a rotelle a lamentarmi, abbandonandomi all'indolenza e alla noia di vivere.
Aspettando che il Signore mi prenda.
Non riesco a immaginarmi a cercare giustificazioni per lasciarmi morire.
Perchè la sola idea mi fa morire.


lunedì 19 giugno 2017

L'ORRIDO


A distanza di tanti anni mi viene in mente, guardando una foto su internet, di quando andai all'Orrido di Botri.
Non era consentito l'accesso, in quel periodo.
Stava arrivando la primavera, ed io ero stretta nella mia felpina bianca, onde di capelli sciolti e disordinati nelle foto in raw che non ho mai convertito in jpeg.
Scavalcammo per accedere, prendendo il percorso sul fiume, cui non erano state ancora legate le corde per consentire di aggrapparsi e non scivolare in acqua.
Un'acqua gelida.
Immersa fino alla vita, vestita, per attraversare un tratto magnifico altrimenti inaccessibile, a un certo punto ho pensato di perdere i sensi.
L'acqua ribolliva fredda sotto la quieta superficie, ed io immobile, venivo raggiunta da una voce che mi esortava a camminare.
Ero immersa fino al petto, ormai, ma non ero più lì.
Sono uscita dal torpore indotto dall'acqua che stava per inghiottirmi, e ho continuato sino a scalare le rocce nere e levigate, acciottolate sotto il flusso cospicuo proveniente dalla montagna.

Mi domando se in acque gelide come quelle sono in grado, oggi, di riguadagnare la salita.
Se le circostanze della vita che dipendono dalle mie scelte e dal mio coraggio, non risentano troppo di un certo margine di fortuna e sfortuna ineliminabili.
Mi chiedo se l'angoscia che mi schiaccia il petto sia contigente e quanto.
E per quanto tempo ancora.
Guardo sempre ai tramonti sui giorni come se fossero gli ultimi.
Cosciente di quanto sia stato un soffio la vita sinora, e quanto rapida scorra, raffreddandosi, nel processo inverso rispetto a quello seguito dalle stagioni.
Mi sembra di passare dalla primavera all'inverno.
Chè fosse stato autunno, l'inverno sarebbe stato quanto meno prevedibile e preannunciato.
E invece, così, sono stata presa contropiede.


MULINI A URAGANI


Chè il vento è per principianti.

Ed io l'uragano non so come contrastarlo oltre.

domenica 18 giugno 2017

NELLA PIOGGIA


Ti domandi cosa c'è da coprirsi, perché scappano tutti dalla spiaggia.
Sono solo due gocce di pioggia.

All'improvviso un acquazzone estivo mette fine ai giochi.

Tuoni e lampi, il grigio roboante delle nuvole che dalle montagne si trascina sino al mare.

Sino a dissoversi sull'orizzonte.

Ripari sotto il lido, prendi una corona con lime, e le patatine abbinate al pepe rosa.

Sgranocchi distratta mentre fingi di occuparti in una conversazione che non ti interessa.

Vorresti essere altrove, mentre sei lì.

O quanto meno da sola.

Perché lo sei, sola, e come spesso accade lo sei in mezzo alla gente.

Osservi un gruppo di ragazzi seduti a un tavolino più in là.

Ragazzi e ragazze molto carini, concentrati sui propri cellulari

Ti domandi perché non si guardino negli occhi.

Perché non si guardino intorno.

Perché sprechino, in un posto da dio, con una bella compagnia, il proprio tempo a guardare un fottuto schermino di cellulare.

Ti ricordi che tu, in buona compagnia, il cellulare te lo scordi, perché non ti frega nulla di astrarti dalle cose.

Perché ti ci tuffi, nelle cose.

Ti domandi cosa ci fai lì, in mezzo a muscoli e tatuaggi, a micro bikini, a capelli tagliati con precisione millimetrica e ali di gabbiano che spiccano quasi il volo su dei visi che hanno perso in anticipo la freschezza della gioventù.

Ti domandi se esista un angolo di mondo in cui sia possibile non sentirsi così soli e ti ricordi che si, c'è., e non è un luogo.

Un piccolissimo angolo di mondo che non è qui e non sembra essere alla portata di questa vita.

È ora di rientrare, e dovresti seguire le regole imposte dal luogo.

Scegli la via difficile, quella che non conosci e non hai mai percorso, per affacciarti da vicino sul rosa dorato del tramonto che spunta sotto la coltre impenetrabile di nuvole grigie.

E la via difficile, sebbene impervia, nonostante piova, è l'unica che valga la pena percorrere per dare un senso a una giornata che, altrimenti, sarebbe uguale a tante altre.




venerdì 16 giugno 2017

COME QUANDO DECIDI DI METTERTI CARINA E USCIRE


E' uno di quei rituali necessari per farsi passare il cattivo umore.
Il vestitino corto a fiorellini, che ben si abbina alla dolcezza di cui sono dotata per apparenza e non per indole, il fondotinta messo bene per coprire ogni traccia che possa ricondurre alle lacrime versate, alla rabbia repressa, e a tutto il pandemonio che mi trascino nella testa.
Che altro?
Ah, si, devo passare a casa a mettere i tacchi.
Anche se ho le gambe che mi fanno male, perchè questa settimana, nello spazio tra il lavoro e il lavoro, c'ho inserito quello per i lavori manuali.
Prendi pesi, sposta pesi, componi pesi, aggiusta quello che si rompe, reinventa le prospettive, adegua le soluzioni più economiche, sono solo alcune delle capacità richieste ad una donna che decide di ristrutturare un immobile in economia.
Le mattonelle pesano 'na cifra.

Sono andata al negozio a prendere della roba idraulica, e ho trovato, dietro il bancone, due uomini vagamente sovrappesantiti dalla vita, badare con difficoltà a 3 clienti contemporaneamente.
Uno, a un certo punto, tra la noia e l'insofferenza, mi risponde che riesce a fare solo una cosa per volta, di non sovraccaricarlo.
Ho suggerito ad entrambi di mettere una donna dietro il bancone, perchè noialtre siamo multitasking, e facciamo dieci cose insieme.
L'ho detto con il sorriso, ma loro hanno accolto la battuta a muso storto.

Vorrei che il mondo funzionasse alla mia velocità, invece di essere sempre obbligata a rallentare.

mercoledì 14 giugno 2017

SPRECARSI


Il termine "sprecarsi" resta in agguato in ogni decisione.
In ogni incontro.
In ogni possibilità.

Sarà una conseguenza innegabile del consumismo, applicata per traslazione ai luoghi e ai rapporti.

Se resto qui, rischio di sprecare la mia vita.
Se me ne vado, rischio di sprecare ciò che ho fatto finora.
Se scelgo te, spreco ogni altra possibilità di incontrare qualcun'altro.

E mentre si elabora e si interiorizza il termine "sprecarsi", mentre si pontifica sulle congetture fantastiche nelle quali va alla deriva, si spreca per davvero la vita, confinandola nel limbo dell'indecisione.

Il limbo delle cose tralasciate, non avverate, dismesse perchè non erano abbastanza.

E il concetto di "abbastanza", come il termine "sprecarsi", reca con sè un guazzabuglio di assurdità alquanto notevoli.

Non si è mai abbastanza per niente e nessuno.
Niente e nessuno sono mai abbastanza per noi stessi.
Ci si spreca quotidianamente in attività che non apportano nulla, se non in termini materiali, alla propria esistenza, che non può tradursi in mera sopravvivenza, ma a quella si riduce.

Sono frustrata dall'incertezza nella quale verso, e cui non sono abituata.
E, costretta nell'incertezza, desisto, prosciugata di ogni energia.