sabato 22 aprile 2017

TARTUFO E PORCINI


Sono stata in giro nei dintorni del mio paese, a Pasqua, e ho visitato questo posticino delizioso dove non ero mai stata.
La via crucis dei negozi che offrivano e vendevano prelibatezze locali è stata la parte migliore del giro.
Ho afferrato con gioia biscotti e biscottini dai cesti colorati, e pezzi di formaggio abbinati a composte e miele da ogni piatto e vassoio.
Finché non ho incontrato, dentro una scatolina, dei tartufi.
"Li vado a fare io stesso, sono locali", mi ha detto il proprietario del negozio con cui ho fatto amicizia.
Li ho comprati per un prezzo irrisorio, e li ho spolverati, ad oggi, su cacio e pepe come sul formaggio cremoso e le patate fatte in padella con il vino.
Oggi è la volta del risotto ai porcini.
Con quello che mi avanza, vorrei farci anche il souffle al cioccolato.
Mi piace l'accostamento anche con il fondente.

"Ho comprato dei tartufi!", gli ho detto entusiasta, di rientro dal giro.
"A me il tartufo non piace...", mi ha risposto.

Del lardo di colonnata che degli amici mi hanno portato dalla toscana ha detto la stessa cosa.

Che peccato dover mangiare in solitudine, a uso e consumo delle mie sole finissime papille gustative, questi prodotti magnifici.

Che peccato.

Mentre ne scrivo sento già la salivazione che aumenta.

Vado a cucinare il risotto.

Sento già il profumo del tartufo.

Che poesia il tartufo.

Lo mangerei a mozzichi.

LA SCIAMPISTA


Ha insistito perché andassimo, l'indomani mattina, a sistemare il taglio artigianale, più corto da un lato.

Siamo andati, quindi, in questo negozio che taglia capelli a uomini e donne, per scorciare entrambi le folte chiome.

Prendono lui per primo, abbandonando me in piedi per una manciata di minuti.

La sciampista quasi lo prende per mano, per portarselo a fare lo shampoo.

Comincia a lavargli i capelli con estremo vigore e dedizione, mentre io rifletto su come sistemare i capelli.

Mi fanno sedere, finalmente, davanti allo specchio per elaborare il taglio, e dopo un po' mi fanno accomodare accanto a lui per lo shampoo.

Lui, ancora nel pieno del lavaggio, mi sembra insolitamente composto e rigido.

La testa reclinata all'indietro, lo sento irrequieto.

Finiscono di lavarmi i capelli, e lui è ancora lì, con le mani della sciampista in testa.

Ho pensato si stesse facendo fare un massaggio supplementare, su richiesta, e mi sono seduta, pettinata come una bambola dalla energica parrucchiera, che per poco non mi ha scuoiata viva, trascinandosi pure le orecchie con il pettine appuntito.

L'eterno shampoo di lui è stato interrotto dalla parrucchiera che lo ha letteralmente trascinato via dalle grinfie della sciampista.

Lo hanno fatto sedere accanto a me.

Nello specchio ho osservato, per tutto il tempo di taglio e asciugatura, la sciampista in piedi dietro di noi, con la mazza della scopa tra le mani e il labbro stretto tra i denti a fasi alterne, rivolgere occhiate insistenti a lui.

La scena mi ha divertito, anche se estremamente imbarazzante.

Lui, complice il taglio e la piega che non ha gradito, si è innervosito.

"Ti aspetto fuori", alzandosi mentre finivo di asciugare i capelli.

"Non metterò più piede in questo posto!", mi dice fuori dal negozio.

Non aveva chiesto alcun massaggio supplementare: la sciampista se lo è tenuto sotto, accarezzandogli il collo buona parte del tempo.

"Queste cose all'estero non mi sono mai successe!", mi dice innervosito.

Le donne, qui dove vivo, sono abbastanza arrapate e aggressive, c'ha ragione.

Anche e soprattutto con uomini accompagnati da altre donne.

Sarà la penuria di uomini, sarà patologico, sarà quello che vi pare: è abbastanza squallido assistere a certe scene, ogni volta che usciamo insieme.

Ed io gradirei, semplicemente, fare cose ordinarie senza sorbirmi il ridicolo degli altri.








mercoledì 19 aprile 2017

LE MIE FORBICI NELLE TUE MANI


"Tagliami i capelli", ho detto mettendogli le forbici in mano.
Mi sono seduta sullo sgabello in bagno e ho assistito al taglio senza lacrimevoli nostalgie per il pugno di capelli che reggeva tra le mani.
"Non voglio buttarli via", mi ha detto con i miei capelli stretti amorevolmente tra le mani, guardando con compassione il biondo che fu, di stagioni ormai trapassate.
"Buttali via, non voglio certamente conservarli", ho intimato.

E dunque, ho lo stesso taglio che avevo a 11 anni, adesso.
I capelli tagliati non mi mancano.
Mi sento alleggerita.
Mi annoiava, ormai, guardarli nello specchio.
Nelle foto.
Raccoglierli.
Spostarli.
Tenerli sulle spalle.

Stamattina sono stata dal parrucchiere per dare una sistemata al taglio artigianale, e li ha scorciati ancora un po'.

Ricresceranno.
Ed io, nel frattempo, sembro la bambina che ero, solo più adulta.


sabato 15 aprile 2017

IL CAPOLINEA


Un Inizio è sempre così facilmente distinguibile.
Il capolinea no.
Non si capisce.
Sarà per questa ostinata propensione all'eternità che scontiamo tutti in modo più o meno simile.
Sarà per l'incapacità congenita di concepire in modo anche solo approssimativo la fine, o la morte di qualcosa, oltre che di se stessi.

E non vale dire che se ci si interroga vuol dire che il dubbio coincida con la certezza di quel su cui si riflette.
Il dubbio resta dubbio.
La certezza è invece una convinzione che risposnde e corrisponde solo a se stessi e mai alla realtà delle cose, cui fatica ad aderire esattamente.

Siamo involucri fragili pieni di idee contraddittorie ed insensate, e di sensazioni fagocitanti.
Di stimoli e pulsioni che creano fessure, in quell'involucro, da cui trapelano.
Da cui sfuggono al nostro controllo.

La propensione ad immaginarmi come una linea retta soggetta a turbolenze e curvature, torna oggi a rappresentare la mia esistenza come un cerchio.
Lontana dal concetto di ciclicità.
Una figura geometrica piana, priva della solidità che ostenta, ma ben piantata sul foglio di carta su cui è disegnata.
Appiccicata al suolo dalla gravità che affligge l'inchiostro del segno, ma votata lentamente a evaporare, consumare, scolorirsi.

Sono un'immagine, riflessa in se stessa più che in una superficie estranea riflettente.
Non c'è nulla che mi rimandi la mia figura.
Solo distorsioni parallele e distanti.

Nel cerchio che sono, ogni punto, per quanto ultimo, è sempre il primo.
E ricominciare non ha senso, perchè ha senso solo continuare.


mercoledì 12 aprile 2017

TETTE A POSTO


Essere donna significa, tra i milioni di cose che significa, che arrivata a una certa devi fare la mammografia.

La mia mammografia, più ecografia, con macchinari sofisticati e all'avanguardia, costata appena un occhio della testa, è stata sollecitata dall'allarme congiunto di medici vari, di mia madre e di lui.

Farsi schiacciare i seni dentro un macchinario è una delle cose più fastidiose che abbia mai provato.

È tutto a posto.

Un falso allarme.

È uscito fuori, al solito, che l'età biologica è nettamente inferiore a quella anagrafica.

Questa faccenda non mi tiene al riparo da dolori e preoccupazioni.


Se potete scegliere, nascete uomini.

Io se rinasco, voglio essere maschio.

E voglio essere gatto.

domenica 2 aprile 2017

EMERSI DAL BUIO


Quando guardo all'infanzia e all'adolescenza, il velo che ricopre certi ricordi è nero come il fumo delle ciminiere delle fabbriche.
Guardo a me stessa come una bambina che cerca di emergere dal buio, che fa di tutto per spuntarla sulle tenebre, che si trascina ombre lunghe sotto le suole consumate delle scarpe.


La vena che ravviso nelle prime foto che ho pubblicato su Instagram rasenta il gotico.
Colpa della città nella quale mi trovavo, in quel momento, in uno dei miei giri fuori dalla porta di casa.
Una città magnetica e oscura.
Piena di contrasti lucenti tra l'antica tenebra e la luce odierna.

La mia vena nera non si nota nemmeno quando zampilla sangue.

Siamo figli del buio, io e te.
Allo stesso identico modo.
Tu con la tua debolezza, io con la mia forza.
Entrambi con le stesse paure.

Smetterò mai di oppormi a ciò cui mi sono sempre opposta?

Ad oggi, mi sembra solo di disporre di altri strumenti per portare alla luce tutti i miei contrasti, senza risolverli.


L A CATTIVA SCELTA



Mi interrogo sul da farsi, sui nodi venuti al pettine, sulle contingenze, sulle eventualità, sulle prospettive, sull'attualità dei litigi, sullo stress reciproco che amplifica ogni stupidaggine.

Mi interrogo se lungi dal cercare la perfezione, sia accettabile e in che termini  l'imperfezione dell'altro.
Fino a che punto  lo scompenso viene riempito dai sentimenti.

Mi domando se l'unica scelta possibile non sia una scelta cattiva, e non la scelta migliore possibile.

E sulla base di quali parametri di riferimento.

La vita è questa, scorre talmente veloce che tutto quello che non gradisco lo vivo come uno spreco inaccettabile.

La scelta cattiva, nel frattempo, si impone.

Ed io nelle imposizioni vado stretta.

mercoledì 29 marzo 2017

DI CHIUSI A CHIAVE E SPALLATE



Qualcuno, a casa dei miei, è rimasto chiuso dentro.

Ho svitato la serratura, invano.

Ho infilato cose tra la porta e il telaio, nulla da fare.

Mi sono arrampicata dall'esterno per recuperare la chiave, rimasta all'interno, dalla finestra.

E indovinate?

Niente.

Alla fine la vecchia "spallata" resta l'unico rimedio risolutorio, con danni minimi e riparabili.

E quindi, con l'arto dolorante, mi sono appena rimessa a lavoro sul pc, per completare qualcosa che suo malgrado è stato interrotto cento volte.

Tra poco un santo cugino, di rientro da una cena fuori, mi da uno strappo per rientrare a casa.


martedì 28 marzo 2017

LE SERE CHE ARRIVO SFINITA



I problemi e le responsabilità attaccati al collo sono zavorre che non tollero più.

Sono stanca di essere la risolutrice, quella che va in guerra a spicciare i casini degli altri, quella che fa i salti mortali, quella che deve capire, che deve tollerare, e sopportare.

Quella costantemente fuori luogo nel regno della follia.

Il freno s'è spezzato, a forza di morderlo.

Non ce la faccio più.

Dimentico dove sono e soprattutto perchè.

Dimentico perchè lo sto facendo, tutto questo.

Ho perso di nuovo il senso.

E non lo trovo.

Guardo a terra, in alto, di fronte e non lo trovo.


lunedì 27 marzo 2017

DI INTELLETTUALOIDI A CASO L'ONESTA' E DI BECERITUDINI SCONFORTANTI


L’onestà intellettuale è quella cosa che ti consente di riconoscere il talento o la bravura di qualcuno, anche se non ti è amico o non ti sta nemmeno simpatico. 
E’, nel contempo, quella predisposizione ad affermare, nell’atto della emulazione o riproduzione con strumenti palesemente più limitati dell’opera dell’altrui ingegno in senso lato, di essersi quanto meno “ispirati” (se proprio non si riesce ad ammettere che si è copiato) al lavoro d’altri. 
Dirsi bravi da soli, o farsi acclamare dalla ristretta cerchia di amici, quando si è copiato (e pure male) quello che qualcun'altro ha in modo originale creato, fa sempre tanta tristezza.
Per non dire pena.
E diciamolo pure, che fa pena, perchè tant'è!

E a queste scene tristi - non c'è nulla da fare - assisto quotidianamente, in questo parassitario e clientelare medioevo nel quale, mio malgrado, sopravvivo, cercando di non farmi trascinare a fondo.

Perchè non c'è nulla, davvero, che mi terrorizza, quanto diventare come certi.
Vivere dello stesso squallore.
Razzolare nella stessa merda.
Autoproclamarmi scienziata o artista nel mio lavoro e in mille altri, e sentirmi in diritto di mortificare chi è bravo per davvero per guadagnare una luce che non mi appartiene.



LA MEDIOCRITA' PALLEGGIATA E SPALLEGGIATA



Nel piccolo contesto provinciale in cui sono inserita, ogni cagata (passatemi il termine poco elegante) posta in essere da quattro sfigati locali che si danno il tono, viene sponsorizzata ad oltranza sui social e sulle pagine settoriali che riguardano il paesello.

E' diventato a dir poco stomachevole il modo in cui tale mediocrità viene spudoratamente spalleggiata dalla cricca di gente che pensa di essere artista o letterata e non rientra nemmeno lontanamente nell'una e nell'altra categoria.

L'imitazione sbiadita dell'originalità altrui, l'esaltazione estatica di se stessi, che non ammette nemmeno lontanamente margini di critica, è l'insegna al neon che lampeggia sul nulla, esattamente come sui motel in the middle of nowhere dei territori desolati americani, a ridosso delle pompe di benzina e del tratto di strada che li collega, da lontano, al resto del mondo.

venerdì 24 marzo 2017

ADOLESCENZE


Deve essere stato fantastico trascorrere gli anni dell'adolescenza negli anni '60.
Vuoi mettere con i mitici '70?
Gli anni '80, beh, fanno storia a sè: non sono i miei preferiti.

La mia adolescenza ha il sapore degli anni '90.
Il sapore che riportano alla mente queste note, tra tante altre.
E mi fa tenerezza pensare a come ero e a come sono.
Vorrei stendere una mano, da lontano, risparmiarmi sofferenze inutili, perdite di tempo evitabili, darmi quella fiducia che mi mancava, dissotterrare tutte le qualità sepolte o calpestate.

Il cuore sente sempre allo stesso modo, non è cambiato, questo lo riconosco.
E che in parte, quello che arriva al cuore, passa anche per le orecchie, è un fatto certo con cui convivo.
La musica che mi piaceva mi piace ancora.
Le parole, anche loro sgorgano allo stesso modo.

Non ho mai imparato a disegnare, ma fino a 86 anni c'è tempo.

UNA SPINACINA E MEZZO



Si è fermato a pranzo, naturalmente.
Avevo preso delle spinacine artigianali (le fa il macellaio di fiducia, non di quelle industriali che si comprano al supermercato, che comunque compro e mangio con gusto), e me ne erano rimaste solo tre.
Le ho messe in forno, insieme ad una teglia di zucchine tagliate a rondelle, condite con un filo d'olio e una spolverata di pan grattato.

- "Quante spinacine stai preparando?"
- "Ne avevo solo tre..."
- "Ah, ok, allora facciamo una spinacina e mezzo ciascuno?"
- "Va bene", ho risposto con spontaneità.
-"Non c'è mai una volta che ti tiri indietro sul cibo!", scoppiando a ridere.

Ci ho riflettuto, su questa cosa.
E' vera.
Non dico mai di no.
E' rarissimo.
Non dico mai "basta" quando qualcuno mi mette qualcosa nel piatto.
Ed il piatto lo lascio pulito.
Sempre.
Nemmeno le briciole.

- "Preferivi che ti rispondessi che sono a dieta? Oppure di mangiarti anche la mia, già che c'eri, di spinacina, che tanto posso campare di pane e amore?"

Alla fine gli ho ceduto la mia mezza spinacina.
L'aveva già messa nel mio piatto.
L'ho presa e l'ho rimessa nel suo.
Mi ha guardato con sorpresa.
Sono cose che soprendono anche me.
Non che sia una che non condivide il cibo, ma questa cosa non implica mai il privarmene, anzi: preparo di più, magari, quando ho ospiti.
Non sapevo si sarebbe trattenuto.
Non me la sono sentita di dirgli che se non ci fosse stato lui, a pranzo, avrei mangiato da sola tutte e tre le spinacine.
Che poi in forno diventano niente.
Come anche le zucchine.
E' il forno, in realtà, a creare disagi esistenziali con il cibo.


Ieri sera ho cenato dai miei.
Sono arrivata tardi, loro avevano già cenato.
E da quello che, al solito, avanza/mettono da parte per me, esce fuori con estrema precisione la ripartizione delle porzioni.
Un pesce intero al forno, in crosta di patate, solo per me (qualcuno ne mangia in genere solo metà), e mezza insalatiera di zucchine fritte.
Dunque, il calcolo sulla ripartizione dei contorni in generale è presto fatto: metà del totale viene mangiato da quattro persone, l'altra metà da me sola.

Mangio l'equivalente di quattro porzioni, in termini di contorno.

C'è da dire però che le cose in scatola quasi non le tocco, e di carne, se ne mangio, ne mangio davvero poca.

Da qui la compensazione con le verdure.

Ne sto scrivendo, ultimamente, di quanto mangio, perchè mi stanno rimarcando la stessa cosa da più parti, nella speranza di farmi venire un problema con il cibo, un senso di colpa blando perchè non ingrasso a dismisura.
Non so esattamente perchè.
Lo trovo un sistema poco ortodosso di colpirmi, celando altri malesseri che evidentemente nutrono nei miei confronti o nei confronti della vita.

"Guarda come sorridi mentre mangi quella crostatina al cioccolato! Non ho mai visto nessuno sorridere così mentre mangia", stamattina, a colazione.

Fingerò di contare le calorie e di affliggermi, dalla prossima volta in poi.
Non so.
Ostenterò afflizione, simulerò autoflagellazione.

A me piace mangiare.
Il cibo è fonte di gioia e soddisfazione.
E mi fa specie che altri si cruccino in questo modo per se stessi e per gli altri.


UN VASO VUOTO


Che era vuoto, in realtà.
E non lo è più.

E' arrivato con la colazione in tarda mattinata.
Ed una rosa.
Con tanto di bigliettino.

Un gesto di altri tempi, cui non sono davvero più abituata.

Nemmeno la fioraia, che gli ha detto esplicitamente che la specialità del gesto richiedeva una composizione adeguata e più laboriosa.

Aveva notato un piccolo vaso per i fiori in cucina, vuoto, sul mobile, e ha pensato bene di riempirlo, perchè "non va bene che tu tenga un vaso per i fiori vuoto, in casa".

Mi ha chiesto di non leggere il biglietto prima che fosse andato via.

Non sono riuscita a non contravvenire alla richiesta.

E mi ha chiesto perchè piangessi, e l'ho abbracciato senza rispondergli.

Perchè a queste attenzioni è sul serio da tanto tempo che non sono abituatata, e non ho saputo trattenere la commozione.

"Non stai piangendo, vero?"
La scusa dell'allergia non l'ha bevuta.

Nessuno può avere certezza della durata delle relazioni nè stabilirla da principio.
L'unica cosa di cui ho cerctezza è che quando ho smesso di accontentarmi della compagnia di cialtroni camuffati da uomini, ho saputo riconoscere la differenza tra lui e gli altri.



mercoledì 22 marzo 2017

RICONCILIAZIONI DOLCI



Abbiamo litigato per questioni ridicole.
A distanza, perchè da vicino non siamo capaci.
Siamo due teste calde, soprattutto io.
Sono l'antitesi della donna remissiva e sottomessa, e lungi dallo scriverne con orgoglio, considero seriamente questo uno dei miei più grandi difetti di fabbrica.
La mia natura estremamente combattiva discende dall'educazione dura e improponibile che mi è stata impartita sin da ragazzina e, per quanto mi sforzi, sento sempre una specie di molla scattare di fronte a certe situazioni.

Ieri mia madre mi ha portata in un negozio - "mi chiedi sempre dov'è la cioccolata, quando vieni a casa: compratela!" - che vende solo dolcini e alcolici, e non ha aperto da moltissimo tempo.
Tra questi, una pala di fico d'india in marzapane, a dimensione naturale.
Ero lì lì per prenderla - volevo fare un regalino a lui che è goloso di dolci - ma mi sono ricordata per tempo che non gli piace la pasta di mandorle (era sotto la corteccia colorata di marzapane).
Ho visto anche una marmellata di mela e cannella che però prenderò la prossima volta, e mi sono ricordata di avere aperto quella ai frutti di bosco da spalmare sulle ciambelline al cioccolato la mattina, e che se non mi spiccio a usarla per una piccola crostata, rischia di andare a male (non riesco a finire, da sola, un vasetto di marmellata in pochi giorni, mi piacciono strati sottili).

Ho finito di lavorare, stasera, ho visto gli operai cui ho affidato una piccola mansione (sto facendo dei lavoretti necessari), e poi sono passata in pasticceria.
Oh, c'è una carenza d'affetto, ragazzi, in giro, che fa paura!
Non avete idea della gente che bazzica quotidianamente vicino il bancone degli zuccheri raffinati travestiti di tutte le creme e di tutti i colori.
A metà mattinata già finisce tutta la roba per la colazione.
Soprattutto il pasticcino magnifico che piace a me (una sorta di soufflè ma in pasta frolla).
Comunque, ho preso due dolcini al volo e l'ho chiamato per mettere su una macchinetta del caffè.

E tutta l'incazzatura, tutte le stronzate, tutto il malessere scivolano via appena ci guardiamo negli occhi.
Come due scemi, non riusciamo a non sorriderci.
Ed io lo prenderei davvero a sberle, certe volte, giuro.
Eppure quando ce l'ho davanti mi sciolgo come cioccolata in un tegamino.
Divento morbida come il ripieno del mio pasticcino preferito.
Proprio io, sempre e da sempre ostinatamente così dura.
Ed è quanto di più prossimo all'essere remissiva che abbia mai conosciuto.


martedì 21 marzo 2017

LA FAME E LA LARVA



Gira questa vignetta, della larva che mangia e mangia e poi si sveglia farfalla e niente, pare che non si possa essere come lei.

"Come diamine fai a mangiare così e ad avere questo corpo?"

E nulla, sono una larva.
E ho una fame che me te magno.

Ho trovato finalmente una categoria di riferimento nel mondo animale che rispecchia esattamente la mia natura.



lunedì 20 marzo 2017

TRA IL CIRCO E IL PARADISO



E' tutto lì, tra le tempie che premono.
Quel cordoncino di dolore che attraversa la testa da parte a parte, e incoraggia il dolore a palesarsi in modo deciso.
La magia inespressa delle parole che penso, che pesano quanto quelle che dico, che spingono i timpani dall'interno.

Oscillo tra un circo variopinto ed il pastello acquerellato del paradiso.

Come una fiamma, al centro, che accarezza i colori scaldandoli.

IL TATUATORE COATTO E LA SUA DONNA


Sono splendidi davvero, in queste coloratissime e sgargianti foto su istagram che condividono fb.
Lui con il pearcing che gli esce dal naso a mo' di caccola, e lei con i capelli stinti male e la bocca protesa a culo di gallina.

Non è da me commentare la mancanza di sobrietà o le cadute di stile altrui, salvo quando siano elette a stile di vita, come in questo caso.

Fossi in loro, sfrutterei sul serio commercialmente questo gusto così infallibilmente kitch.

Con i tempi che corrono rischiano sul serio di fare fortuna.

Io stessa non ci penso minimamente a cancellare l'amicizia dal social, che tanti sorrisi, in mezzo a tanta mediocrità, mi strappa.

A differenza della stereotipazione diffusa dei mediocri, spiccano perché peccano di originalità.

E non è già questo indice che individua una possibilità di emancipazione?

giovedì 16 marzo 2017

NATURALE



Quando ci siamo conosciuti ero mezza bionda.
Avanzi di colpi di sole su metà della testa.

"Mi piacerebbe vederti con i tuoi capelli naturali", che poi sono anche i suoi.
Abbiamo gli stessi capelli.
Stessa consistenza.
Stesso colore, pure: ci facciamo più biondi al sole.
In realtà lui ha pure le sopracciglia bionde, soprattutto da che prende il sole al mare.
E sono belle, ben delineate e non troppo marcate, come quelle di un bambino.

Sono tornata al mio colore naturale, dunque.
La libertà dalla ricrescita e dal parrucchiere profumano di infanzia e libertà.

Avevo in mente di tornare alle origini da un po', ma mi piace fargli pensare che l'abbia fatto per esaudire una sua richiesta.

Mi domando se certe scintille derivino dallo scontro tra le nostre personalità vagamente fuori dal comune, o se vi sia un'incompatibilità di fondo.

La compatibilità, poi, cos'è?
Può esistere, e in assoluto, un'aderenza perfetta ad altra identità diversa dalla propria?




martedì 14 marzo 2017

IL TATUATORE COATTO



Mi ha chiesto l'amicizia su fb un tatuatore locale, per sponsorizzare la sua attività.
Io non ho tatuaggi e non ho nemmeno voglia di farne, a dire il vero.

Ognuno è libero di fare del proprio corpo ciò che vuole.

Se mai venisse voglia di farmi un tatuaggio, di certo non mi farei mettere le mani addosso da lui.

All'inizio, quando pubblicava certi disegnini grossolani e colorati, pensavo facesse ironia.

Invece no.

C'è gente che si è fatta tatuare dei personaggi dei cartoni animati (roba che penzola tra l'osceno ed il kitch), con questo tratto grossolano che nemmeno un bambino, e poi si è fatta fotografare con fierezza.

E' una roba talmente sconcia che una persona con un minimo di gusto eviterebbe, a posteriori, di usarla per farsi pubblicità.

E' decisamente controproducente.

Penso che persino le mie mani incapaci saprebbero disegnare e colorare meglio.


Anni fa, ad un festival di musica, conobbi dei ragazzi che si fecero tatuare dallo stesso personaggio.
Un artista.
Si riconosceva la mano.
La pelle si era fatta tela per la sua arte.
E forse così ha un senso.
O forse, ancora, no.
Chi sono io per giudicare.
Io ho solo fotografato, inserendo tutto nel piccolo reportage di viaggio che ancora oggi custodisco gelosamente.





lunedì 13 marzo 2017

INVESTITO



"Sono sulle strisce"

"E' scappato"

"Qualcuno mi sta riaccompagnando a casa"

"Ho solo battuto il ginocchio a terra"


Ed io mi sento una merda, perchè ho avuto un problema sul lavoro da spicciare, e mi sono liberata tardissimo.
Troppo tardi per mettermi in viaggio e raggiungerlo.
La videochiamata non compensa gli abbracci mancati.
Non compensa il fatto di non potersi stringere, e accarezzarsi i capelli, e rassicurarsi che va tutto bene, che siamo vivi, che siamo interi, che possiamo guardarci negli occhi e affondarci dentro.


IL GUADAGNO CHE STRAPPO



E' passato un anno da che ho subito una ritorsione ignobile, sul lavoro, per avere esercitato un mio legittimo e insopprimibile diritto.

E' passato un anno, in cui ho aperto le ali che tenevo accucciate, che davano fastidio nella loro ampiezza.

Lo spostamento d'aria delle ali, si sa, da fastidio a chi emette altri tipi di aria quando apre bocca.

E non importa quanto tempo ancora dovrò impiegare per arrivare ancora più in alto.

Perchè i risultati che mi sono guadagnata li ho già toccati con mano.

Li ho strappati con le unghie e con i denti.

Come sempre.

E' questo che impara a fare chi non ha santi in paradiso.

domenica 12 marzo 2017

LA CREATURA E' PRONTA



Messa su carta, definita nella sua idea trasversale, che travalica la specificità della materia, la mia creatura è pronta per affacciarsi al mondo.
Correggo le ultime piccole imperfezioni e pianto l'ennesimo seme nel solco che sto tracciando in questa vita, che mi sembra sempre così diversa da quello che mi prospetto, ma poi non tanto da quelle che erano le idee che avevo già in mente da bambina.

Nulla esclude più nulla da un po'.
Fermi alcuni punti di riferimento innegabili, per il resto mi affido agli elementi naturali.
Incrocio le dita e attendo.
Qualcosa di buono ne verrà comunque fuori, comunque vada.

SEMPRE DI PIU'



Tu lo sapevi che questa cosa sarebbe cresciuta nel tempo.
Per te non è la prima volta.
Il che non rende questa, di volta, meno bella.
O meno unica.


giovedì 9 marzo 2017

IO POI SONO COSI', MI FISSO



Con colori, forme, suoni.
Separati, miscelati, accostati tra loro.

Consumo, ad esempio, quel colore che si mischia ad una data consistenza, o a una forma precisa, che rinvia nella mente un'immagine precisa.
O meglio,una sensazione.
E' così con certi suoni.

Stasera ho visto la foto di un'installazione magnifica, su internet, e ho riconosciuto la mano dell'artista, la cui opera dal vivo - un'opera mozzafiato - vidi a Berlino, anni fa.

Questi giorni ascolto lei.
A manetta, mentre lavoro, o mentre cazzeggio al pc.



FATTACCI SCONCERTANTI ED EX


Quanto si può cadere in basso, con certi gesti che si commettono nei confronti dei propri ex?
Tanto più ci si impegna per incentivare un ritorno, tanto più, a volte, si assumono comportamenti controproducenti.
C'è chi, autolesionista, diventa ancora più autodistruttivo.
Chi invece finge di essere autolesionista, ma in realtà cagiona lesioni ad altri, e senza alcuno scrupolo.
Chi minaccia addirittura di suicidarsi.
C'è chi è distruttivo e basta.
E quindi riga lo schermo della tv, taglia i vestiti nell'armadio uno ad uno con la forbice, brucia la collezione di libri dell'altro.
C'è chi se la prende con gli animali domestici, portandoli in fin di vita per allarmare l'ex, e convincerlo a prendersene cura, di nuovo, insieme.
E chi, infine, si fotte i soldi dell'altro ("Ma se torni da me te li rendo").

Quanto meschini si può arrivare ad essere?
Ci si trasforma o ci si rivela?


mercoledì 8 marzo 2017

COI CAPELLI MEZZI VERDI



Così si è presentato.
"Scusa, rimasugli del carnevale", mi dice.

Ho preso la palla al balzo per chiarire la mia posizione, messa in dubbio ieri.
"Hai ragione, anzi, scusami... A trovarne di persone scrupolose come te", guardandomi dritto negli occhi.

"Mi affido a te", la soluzione.
Come si affidano tutti.

Mi sembro l'arca di Noè, certe volte.
Imbarco animali di ogni sorta per salvarli dal Diluvio Universale.

martedì 7 marzo 2017

VORREI INCAZZARMI, MA POI...



Vorrei incazzarmi per tutta l'immondizia sotto forma di chiacchiere becere, per le ritorsioni schifose di chi nella vita va avanti a calci in culo e si fa rodere il culo quando, con risorse materiali nettamente inferiori (ma intellettuali di gran lunga superiori) li scavalchi, ma poi arrivano certi risultati sul lavoro che mi fanno sorridere.

E mi fanno ricordare di quanto la mia piccola esistenza e la mia etica, in un mondo lurido, facciano la differenza.

Per me, soprattutto.

E per altri che mi si affidano.

lunedì 6 marzo 2017

DI LEGNO, PLASTICA E MATERIALI EGUALMENTE PERFORMANTI



In sede di aggiornamenti tra amiche, mi dice, riguardo sua la nuova frequentazione tanto carina che è successa una cosa che l'ha un po' turbata.

Mentre erano in intimità, il tipo ha cacciato fuori dall'armadio un aggeggio di legno attaccato a una cintura con dei ganci, e le ha chiesto di indossarlo.
Lei, che non giudica nessuno, ma è una tradizionalista, è rimasta perplessa.
Lui ci ha tenuto a precisare che il formato, ultra performante, era anche per gente navigata.
Extra qualcosa.
In termini di formato.

Lei si è tirata indietro, con molto garbo.



Un 'altra amica mi ha raccontato di avere conosciuto un tipo apparentemente interessante, che è letteralmente sparito, subito dopo averla conosciuta, salvo poi ricontattarla all'improvviso, chiedendole come avesse passato il fine settimana.

Lei ha risposto di essere stata impegnata in attività culturali.
Ha fatto un salto presso un'area espositiva multimediale, e poi è andata ad una mostra molto interessante con un'amica.

"Si, certo, un fine settimana culturale... (emoticon sghignazzante)"

E a lei sono cascate le braccia, perchè tolta l'allusione, il tipo non è riuscito a reggere uno straccio di conversazione.



L'amico di un'amica, di quelli che lamentano sempre che il mondo è un troiaio e non trova una donna come si deve, le ha confidato di avere conosciuto una, di essere andato da lei e che lei gli ha proposto di fare una cosa in diretta sulla web cam.
E lui, ragazzo serio, in cerca dell'amore della sua vita, estremamente critico nei confronti del genere femminile, si è prestato alla cosa, però solo con il corpo, nascondendo il viso, che sennò poi lo riconoscevano.



Esco, per bere una cosa con degli amici, in un locale del posto, di quelli nuovi e tirati a lucido, infiocchettati in mura bianco latte e lampadari di cristallo.
Ragazzi e ragazze giovanissimi, bellissimi, stesse acconciature, stessi vestiti, stesso rossetto rosso fuoco.
Tutti indistinguibili l'uno dall'altro.
Il barista, un ragazzo nè bello nè brutto, e alquanto insignificante, approssima smorfiette
ad ogni cocktail, ciucciando cannucce nere usa e getta, dopo avere girato l'alcol colorato nel bicchiere.
Una ragazza di circa ventanni passa strusciandosi vicino al bancone, sbranandolo letteralmente con gli occhi.
Non so spiegare il misto di pena e tenerezza che ho provato.
Chi sono io per giudicare queste dinamiche?
In fondo, non ne ho mai fatto parte.
Non le capisco granchè.

Ho incontrato uno che conosco, una decina d'anni più di me, fuori posto più di quanto non lo fossi già io, nel locale nuovo di zecca frequentato da bimbi in tiro, fradicio d'alcol.
Gli ho sorriso, l'ho salutato, scambiandoci una parola.
Un bell'uomo, se non fosse per il consumo abnorme e costante di alcol, e le rughe profonde che gli segnano - identificando ormai un invecchiamento precoce - gli occhi e le guance.
Ho provato abbastanza pena per lui.
E dopo lo scambio di chiacchiere di circostanza sono tornata dai miei amici.
E dopo poco sono andata via.
Mi annoio.
Non mi forzo a rimanere.
Mi piace la mia compagnia, evito di toglierle tempo quando non ne vale la pena.











What About Us



Ci penso, mentre lavoro, alle possibili possibilità.
Bisogna essere bravi, così bravi, nei rapporti umani.
E ancora di più nelle relazioni.

E' distante nel tempo la donna che ero.
Sarà che ci si corregge, che ci si pente, che si riconoscono certi errori invisibili nell'attualità, ma evidenti con il senno di poi, e si cerca di non commetterne più.

Sono un quadro composito di frammenti a se stanti che si uniscono in un universo colorato, componendo stelle e pianeti abitati.
Talvolta da demoni, ma poco importa.

E tu sei una sonda spaziale, che esplora da lontano le stelle, prima di posare definitivamente i piedi a terra, esponendosi al peso della gravità.


domenica 5 marzo 2017

DI MENSOLE NUOVE E SPUNTINI AL CAMINO


Ho comprato delle mensole per un prezzo irrisorio da ikea.
Del colore che mi serviva, quello che cercavo.
E quindi le ho sostituite a quelle arrangiate con legno di recupero, che avevo montato nell'ottica di sostituirle nel giro di poco, e che invece sono state bistrattate dall'uso quotidiano.
Quello che si dilata in un lasso di tempo incontrollabile.

Il seghetto elettrico che mi sono regalata qualche mese fa, al solito, garantisce delle prestazioni impeccabili.
Ho tagliato le mensole a misura, segnandole con precisione con metro e matita.

Mi sono regalata un vassoio da letto.
È una svolta pazzesca.
Ci si può fare colazione, mangiare comodamente, poggiare il pc, leggere... Insomma, una meraviglia.
Ed esteticamente, sebbene sia di plastica bianca, fa un gran bell'effetto.
È gradevole all'occhio, ecco.

C'è da dire che il supporto di legno di recupero sul quale posavo il pc per tenerlo sul letto, è esattamente a misura dello spazio superiore del vassoio, per cui ce l'ho infilato dentro, con immensa soddisfazione.

Il pc mi guarda orgoglioso dal suo nuovo supporto, ora, mentre suona la musica che mi piace, e nel contempo il mensolame di legno di recupero brucia al camino scoppiettando allegramente.

Ha esaurito egregiamente il suo scopo, resuscitando a nuove vite e nuove funzioni.

Mi godo il calore del camino, ora, mentre intingo i taralli piccanti nel formaggio cremoso al tartufo, e sorseggio un profumatissimo Nero di Troia.

Questi sono gli aggiornamenti di casa.

Quanto agli aggiornamenti del cuore, accadono tante cose.

Non ne scrivo anche per scaramanzia.

Tutto ancora può accadere, in un senso o nell'altro, e navigo a vista.

Non ho certezze di alcun genere.






venerdì 3 marzo 2017

SCRITTURA E TRAVAGLIO



La mia creatura è a metà dell'opera.

Sono in pieno travaglio.

Potrebbe vedere la luce domani all'alba, se faccio la nottata.

Che poi lo so che mi serve farla decantare per un giorno prima di accordarle la possibilità di esistere, in luogo dell'essere irrimediabilmente accartocciata e cestinata.

E poi non si sa se verrà effettivamente pubblicata.

E' lavoro, ma non è soltanto questo, nel contempo.

Indossa il colore della passione che muove i miei ragionamenti e le mie riflessioni.

E comunque vada, dovevo scriverne.




AGGIUNGO PEZZI


L'opera costruttiva si scontra con quella distruttiva quotidianamente.
Io continuo ad aggiungere pezzi, con naturalezza, che altri provano a rimuovere.
Mi dico che poi si vede, che nel frattempo vivo.
Nulla di troppo distante da quello che ho sempre fatto.

Non esistono regole certe e universali, in questo momento.
C'è una linea che seguo al di là di ogni smarrimento.

Non capisco se questa linea corre dritta o si chiude a cerchio.
Se corro lungo il perimetro, o sono chiusa all'interno del lato o della circonferenza.
Se giro in tondo.

Non so nulla, ancora oggi, a parte che vivo, come vivo, per quella che sono e non riesco a fingere di non essere.

Leggo esattamente negli occhi degli altri come viene recepita la mia persona.
Quanto non ci sia nulla che apparentemente mi scalfisca.

In realtà vengo scalfita da cose banali, ma mi armo contro la banalità, agguerrita.

Non riesco, ancora oggi, a stabilire tregue da me stessa.



giovedì 2 marzo 2017

DIFFICILE E ALLERGICA



Di questo prendo atto, oggi.
Ci sono spigoli che ho smussato, ed altri che invece ho appuntito.
Che se ci sbatti vicino ti infilzo, mio malgrado.

Rifletto sull'opportunità di spuntarli.
In qualche modo mi ci impegno.
Ognuno ha i suoi metodi.

Ho toccato una cosa piena di polvere.
Credo che dopo di ciò ho passato la mano sul viso.
Perchè il mio viso prude da oggi, e sono comparse delle cose e avendo da lavorare non ho trovato il tempo nemmeno di sciacquarmi la faccia.
Ecco.
Ho problemi stramaledetti con il tempo, ultimamente.
E con l'allergia.
Alla polvere.
Ma pure alla gente.
Che, lo posso dire francamente?
Non mi sento più tenuta a tollerare con il garbo e la pazienza di prima.

mercoledì 1 marzo 2017

IL VIAGGIO PER IL MATRIMONIO



Telefonata da numero sconosciuto.

"Pronto?"
"Pronto c.f.a.! Come stai? Da quanto tempo!"
"Ehm... Scusa, ma non ho il tuo numero... Chi sei?"
"Sono (nome)"
"Chi?"

Ho pensato, nell'ordine, che potesse essere l'elettricista, ma che motiva aveva di chiamarmi?
Forse il meccanico, che però mi pare si chiami diversamente.
Un compagno di scuola?
Qualcuno che mi chiama per lavoro?

"Sono (nome e cognome)"
"Scusami, ma in questo momento non riesco a ricordarmi di te"
"L'amico di X!"

Ho due cari amici, che hanno lo stesso nome, uno al paesello, l'altro in città.

"Sono (nome e soprannome)"

Lì ho realizzato chi fosse.
Se l'ho visto dieci volte in totale è oro che cola, e l'ultima volta risale a un anno fa.

"X mi ha detto di sentirti per organizzarci per il matrimonio, magari potremmo andare insieme, conosco solo te..."

X - l'amico in comune - si sposa e ci ha invitati al matrimonio, in una regione un po' lontanuccia.

"Guarda, non so ancora se vado da sola o in compagnia...", il che è vero, ma anche se dovessi andare da sola non mi dispiacerebbe farmi il viaggio in solitaria.

"Ah, ok, allora magari posso aggregarmi, così andiamo comunque insieme", come fosse naturale e superabile il concetto di terzo incomodo.

In realtà la forma di terzo incomodo la assumerebbe anche in relazione al viaggio che intraprenderei da sola con me stessa.

"Va bene, dai, poi ci organizziamo, c'è tempo", ho risposto.

Mi domando sempre se tutto questo garbo incentiva gente come lui a pensare di potersi aprire un varco dove sorge una montagna di puro e impenetrabile diamante.


IL TICCHETTIO DEI TASTI E LA MUSICA DI SOTTOFONDO



Scribacchio i concetti elaborati fissandoli su carta.
Ascolto Mura Masa, che mi piace, e mi piace molto, ci sta poco da fare.
Mi fa muovere sulla sedia, mentre scrivo.

E nulla, ho alzato il volume, mi sono messa in pausa.
E in un secondo è già finito il pezzo.

Ho poco tempo.

Troppo poco tempo per le cose.

Troppo poco per le persone.

Soprattutto per tutte le cose che vorrei fare con alcune persone.

L'identificazione di queste persone è davvero molto meno scontata di quel che si possa immaginare.

Devo progettare un viaggio, e ne provo già nostalgia.

Lo stato d'animo non è dei migliori.

Lessi questo libro, di Guillame Musso.

Sapevo che parlava di me, ma non sapevo quanto.

Perchè non era ancora accaduto.

Come tante cose che ancora devono accadere.


martedì 28 febbraio 2017

LEI MI HA CHIESTO DI TE



Ed io ho faticato a riportare nella mente l'immagine del tuo viso.
Lei mi ha chiesto di te, ed io ho dovuto recuperare, sepolto nella memoria, il tuo nome.
Mi ha chiesto di te, che non esisti più nei miei giorni, nei miei pensieri, nelle mie ipotesi remote, nei miei futuri anteriori.

E non c'è tristezza, e nemmeno nostalgia, nella voce che risponde alla domanda.
Non sembra quasi la mia.

Di quell'amore magnifico è rimasta cenere d'argento.


LA TESTA CHE RIEMPIE I GIORNI E I GIORNI CHE RIEMPIONO LA TESTA



Cos'altro c'è?
Tocca scoprirlo.
E se non ci fosse nulla da scoprire?
Tocca inventarlo.

E nel frattempo?

Brucio a pelo d'acqua.


UNA FOTO CHE E' UN DIPINTO



Gli occhi hanno tratteggiato i contorni dell'immagine e i suoi colori attraverso la lente.
Ed è comparso un corpo longilineo, girato di spalle, nella cornice naturale e ideale della mente.

L'azzurro liquido del mare si è fatto uomo.
Occhi profondi, come pozzi dove galleggia, lucente, la luna.


domenica 26 febbraio 2017

DOVE CRESCERE UNA FIGLIA



La bimba della mia amica d'infanzia cresce.
Cresce bella, piena di vita e di gioia, energica e socievole, allegra, circondata da familiari che le vogliono bene e la coccolano.
Cresce in città per buona parte del tempo.

"Sto valutando di tornare al paesello, ma sono molto combattuta", mi confida oggi.
Lei ed il marito lavorano in città, come dipendenti in realtà aziendali solide.
Se si trasferissero qui, farebbero i pendolari.
L'equivalente del tempo che impiegano con i mezzi per spostarsi da un capo all'altro della città equivale al tempo che impiegherebbero ad arrivarci da qui con il treno.
Circa.
Il problema non è tanto il lavoro, che a distanza è sostenibile.

"Non so se voglio privare mia figlia delle maggiori opportunità che avrebbe crescendo in città", ha continuato, intraprendendo discorsi che nella testa ogni madre o aspirante tale ha percorso nella propria mente almeno una volta nella vita.

Cosa si intende per opportunità?
Cosa per qualità della vita?

Sono questi i perni attorno ai quali ruota la scelta finale.
E in che modo tornare al paesello pregiudicherebbe le une a vantaggio dell'altra?
E davvero può parlarsi di un pregiudizio innegabile che discenderebbe dalle due opposte scelte?

Mi ha raccontato di tornare sempre più di frequente al paesello, nei week end.
L'aria è pulita, e poi il mare...
Il mare è la misura più imponente della qualità della vita, per quelli come noi.

"Ho portato mia figlia da un apicoltore della zona, che ha anche un agriturismo. Le ha regalato un pezzo di favo, e lei l'ha schiacciato, e ha intinto il dito nel miele, e l'ha messo in bocca... Tutto questo in città è impensabile. Qui cose come queste sono sempre alla portata", piena di emozione.

Il suo rammarico più grande è che i nostri figli non crescano insieme come noi, perchè... beh, io non ho (ancora... punto interrogativo?) prolificato.

Chissà se mai accadrà.

Abbiamo parlato di quanto siano ancora un argomento tabù la donna che si pente di avere fatto figli, e quella che decide coscientemente di non averne.

Di quanto sia complicato essere madri.

Io, al momento, non rientro in nessuna di queste categorie.

Non rientro in alcuna categoria in generale.

Un difettaccio brutto che non riesco a togliermi.


LA FORMULA ESATTA


Sono colpita da questa fisicità.
E quindi ho recuperato su youtube buona parte dei suoi pezzi, ed è saltato fuori anche questo corto.

Si è sciolto un nodo.
Ce ne sono altri che vanno pettinati senza strappare i capelli.
Come?
Con tanto, tantissimo balsamo per l'anima.
E' questo che scioglie tutti i nodi, assieme all'olio di gomito.


SALTI NEL VUOTO CON I PIEDI DI CARTA



Il salto, di suo, è già lungo.
Così alto.
E se poi si atterra su piedi di carta?
Se il suolo è bagnato?
Se brucia?
Tutta questa carta intrisa di sogni e di inchiostro può sciogliersi o bruciare.

Oppure, può essere piegata secondo l'arte dell'origami per rendere i piedi più resistenti, e sfidare le intemperie, ed il peso del corpo e la gravità che accompagna la sua discesa verso il basso.

Consentendogli di risalire verso l'alto con il primo colpo di vento propizio.



QUANTO MI SEI MANCATA, SESTA!



La mia macchina ha letteralmente fuso il motore.
Capita, dopo tanti chilometri.
Volevo rottamarla e prenderne un'altra usata per due soldi.

Mio padre ha voluto resuscitarla rifacendole il motore.
Ho sopportato oltre un mese di agonia, con le prestazioni limitate e limitanti dello scassone di servizio che mi è stato dato in uso durante le riparazioni.

"E' rimasto solo un difettuccio, ma stiamo cercando di risolverlo. Puoi usarla nel frattempo", mi ha detto quando mi ha dato le chiavi.

Il banale difettuccio consisteva nel fatto che l'auto si spegneva all'improvviso.
Anche mentre era in marcia.
Al semaforo.
Mentre giravo a destra o a sinistra.
Cento girate di chiave per rimetterla in moto, ogni volta.
E mille suonate di claxon di imbecilli noncuranti delle quattro frecce accese e del disagio.

Se la mia auto fosse stata una panda costituita di solo eternit, ruggine e meccanica spiccia, avrei potuto tranquillamente accostare sul ciglio della strada e farla ripartire a spinta.

Il mio macinino, invece, è diverso.

Pesa un quintale e, quando si spegne, si inserisce il freno a mano elettronico anche se sta marciando.
A 30 km all'ora un arresto del genere significa inchiodare.
Sopra i 50 km all'ora si comincia a rischiare il testacoda.

Ho risolto autonomamente il problema cambiando meccanico, con una spesa irrisoria.

Ho ripreso l'auto, l'altra stamattina, per andare al lavoro.

Sul rettilineo, la mano ha accompagnato il cambio verso la sesta.

E ho sorriso.

Infilare la sesta e volare, quando, fino all'altro giorno, in quinta sarei voluta scendere per dare una spinta all'auto in corsa che non ce la faceva, mi ha dato una soddisfazione immensa.


Questa qui sotto è Sevdaliza.
Un po' tracagnotta, un po' kitch, ma che splendore, in questo video.
La ascolto questi giorni.


UNE FEMME COQUETTE



Ho letto di un "Godard perduto" riportato alla luce su Youtube.
E dunque eccolo, nella sua soave gravità e persistenza.


mercoledì 22 febbraio 2017

UN'ATTRICE PER SEGRETARIA



Ad una cena a casa di amici, di recente, mi è capitato questo fatto che reputo assolutamente soprendente, ma è solamente sintomatico delle anomalie che affliggono buona parte della fauna maschile locale.

Mentre servono l'antipasto, compare sulla porta d'ingresso della sala una ragazza.
La copia sputata di una famossissima e - neanche a dirlo - bellissima attrice di fama internazionale.
Resto a bocca aperta.

Sono l'unica a notare questa somiglianza disarmante.
L'unica a sentirsi interdetta da tanta bellezza.
L'unica sorpresa.

Lei si muove quasi invisibile nella stanza, nella quale nessuno si accorge realmente della sua presenza.

Chiedo agli amici chi sia.
Mi rispondono "la segretaria", come se la sua vita si riducesse al mestiere che svolge e quest'ultimo avesse un'accezione chiaramente insignificante.

"Possibile che nessuno abbia notato la somiglianza con Marion Cotillard?"
"Chi?", mi risponde più d'uno.
"L'attrice francese!", esclamo seria.
"Ah si, vero. Le somiglia molto", come se fosse un dettaglio trascurabile.

Il compagno, un ragazzo mediamente simpatico, ma con una fisicità decisamente meno significativa ed interessante della sua, le ha stazionato a fasi alterne, accanto, buona parte della serata, prendendo il sopravvento nella coppia, e relegando lei a silenziosa presenza.

E' vero che la medesima bellezza, sorretta da personalità diverse, può acquistare o perdere d'intensità.

Nel paesello in cui vivo, però, una bellezza tale, naturale, senza costruzioni, che riporta alla mente una famosa attrice per la somiglianza evidente dei tratti, non viene quasi vista.

Non viene riconosciuta.

E, laddove riconosciuta, troppo spesso qualcuno si sente in obbligo di mortificarla.

Ed è questo che avviene: buona parte della fauna maschile, troppo presa da se stessa, e afflitta da complessi di ogni sorta, ritiene che anche la più bella, la più interessante, la più in gamba abbia però quel difettuccio insignificante che la rende inadeguata ai propri altissimi standard da principe.

Senza considerare che, se c'è qualcuno che è ben lontano dall'essere principe e allineato a standard di decenza fisica, intellettuale e morale, è proprio lui, l'uomo medio, completamente privo di qualità da spendere in una conoscenza amichevole quanto in una relazione.



martedì 21 febbraio 2017

INFLUENZA, BRAIN STORMING E SCONTI PER DUE



Dopo lo sconto per il treno, mi arriva lo sconto per l'aereo.
A patto che prenoti un viaggio per due persone.
Il punto è proprio questo: sarà capitato solo un paio di volte di viaggiare in compagnia, negli ultimi anni.
I miei biglietti aerei sono per me.
Talvolta anche di sola andata o di solo ritorno, perché mi piace usare altri mezzi, per spostarmi, ed è raro che dopo una settimana rimanga nello stesso posto, per cui in genere riparto da un'altra località.
A meno di non poter organizzare un viaggio "circolare" che mi consenta di tornare al punto di partenza.
Detto ciò, ho un bello sconto di cui potrei usufruire solo se decidessi di partire in compagnia.
Considerato l'importo base dei biglietti, ho in mente di realizzare un pensiero che ho da tempo.
Di portare una persona in un posto in cui sarebbe sempre voluta andare.

Ho deciso di cambiare l'assetto della mia scrivania.
Per passare dal brain storming alla sintesi, non posso più prendere appunti mentali o su foglietti.
Mi occorre un bel pezzo di carta su cui scrivere e fantasticare.
Sarà pure estro artistico, ma considerato come lo applico al lavoro, e l'utilità manifesta delle sue esplicazioni, merita più spazio possibile.

Ho l'influenza.
E non solo quella.
Ho misurato la febbre a casa dei miei.
Non ho termometri a casa.
E già che c'ero, ho preso anche una tachipirina.
Perché non ho nemmeno medicine a casa, salvo residui di cose specifiche che mi sono servite nel corso degli anni.
Ho preso un antinfiammatorio perché qualcuno ha insistito che lo prendessi.
Sto decisamente male, ma lascio che sfoghi naturalmente.
Tra un paio di giorni, magari già domani, sarà passato.

Mi domando cosa sia accaduto realmente.
Se sia stata suggestione.
Le sensazioni che ho avvertito, però, sono state abbastanza penetranti, autonome ed indipendenti da qualunque suggestione.
Io lo so cos'è, ma non posso spiegarne.
Perché esiste nella sua inconsistenza e non ha un nome.
Non ha una categoria scientifica in cui inserirsi.
Esiste dentro di me, sono io, questa cosa che non ha un nome.
Brucia.
E brucia tutto.
E brilla.
Ed anche se di suo non ha scopi, io ho i miei.
Scopi che per me sono legittimi e che intendo perseguire.





venerdì 17 febbraio 2017

L'APPUNTAMENTO INTERIORE


Non è stato un appuntamento mancato.

Contrariamente ad ogni prospettiva, ad ogni razionalità, ad ogni imposizione dall'alto (mi sottraggo da sempre ad ogni forma di controllo gerarchico delle mie azioni e del mio volere), ad ogni previo accordo o promessa, in spregio alla comunicazione verbale che si è rivelata essere davvero del tutto superflua, e contro ogni assurdo divieto, sono arrivata dove mi ero prefissa.

"Volli, e volli sempre, fortissimamente volli", diceva l'Alfieri.

Ed io sono stata sospinta, ad ogni passo, da questo sentimento.

Finché non sono, finalmente, arrivata.

domenica 12 febbraio 2017

Is This Desire?



Is this desire
Enough enough
To lift us higher
To lift above?



LA LUCE DELLE CANDELE



Il viaggio è già cominciato, anche se informalmente.

Continuo a rimanere salda all'assenza di fede e alle mie risalenti e opinabili convinzioni.
Continuo a non credere a Dio, agli Dei e alle Dee, ai demoni, anche se percepisco una realtà metafisica la cui indagine completa mi è del tutto preclusa, e che impone di essere accettata per essere creduta, e viceversa.

Mi manca questo passaggio interiore di accettazione.
Mi domando se imboccherò mai una strada che mi porti ad abbracciare questa posizione.

Siamo entrati nella Chiesa, ed io non ho bagnato le dita nell'acquasantiera per farmi il segno della croce, rivolta verso l'altare.
Ho tirato dritta sulla destra, alzando gli occhi verso il cielo stellato incrostato sul soffitto, la coda degli occhi distratta dalla luce delle candele.

E poi sono arrivata dove dovevo arrivare, ma non ho potuto trattenere quanto avrei voluto il mio corpo e il mio spirito.
Ho acceso una candela, però.

Mi sono astratta completamente osservando la fiamma illuminare il piccolo contenitore di vetro, sul binario solitario del vecchio supporto di metallo colato di cera.

Se una preghiera non ha lo scopo di esaudire un desiderio, ma semplicemente quello di comunicarlo, rimanendo sottoposto, il suo accoglimento, ad una discrezionalità divina, io ho mancato di esprimerlo.

Eccomi, è stato il messaggio.

Sono qui.



venerdì 10 febbraio 2017

IL SIGNOR ZYGMUNT



Un'amica mi parlò, in tempi non sospetti, di questo film intitolato "La teoria svedese dell'amore", e mi suggerì di andarlo a vedere.

Poco tempo dopo, mi capitò di guardare un'intervista a Zygmunt Bauman, che nel film concede una piccola apparizione.

Ancora dopo, lui è morto, e sui giornali è proliferata la clip sulla sua concezione di felicità.

Ha questo pregio, lui, di far apparire semplici dei meccanismi decisamente più complessi.

Mi è stata inviata una sua riflessione sui rapporti interpersonali, segnatamente quelli amorosi, e sul loro inevitabile destino nel tempo.

Ho cercato di scardinare questa sua posizione, ricercando posizioni in scritti successivi o precedenti che lo ponessero in contraddizione sul punto.

Sono andata in libreria in cerca di "Amore liquido".

E l'ho preso.

Solo che poi mi sono saltati in mano anche altri due libri dei suoi, e invece di posarli, li ho presi tutti.

E' di una leggerezza tale, nell'approcciare argomenti così terribili.

Tra tutti quello della felicità.

L'amore pure non scherza, per carità!

Non ho ancora visto la Teoria svedese dell'amore, l'ho mancata per un soffio di recente, e non so se mai la vedrò.

Leggo la costruzione di alcuni suoi pensieri, e si affacciano alla mente altre connessioni.

Nel tempo della riflessione e dell'elaborazione non mi privo di vivere.

Come potrei altrimenti fare esperienza di certe sensazioni?

La felicità si prova, non si pensa.

Non si progetta.

Non si impone.

Nemmeno a se stessi.

Non corrisponde a categorie prestampate ed uguali per tutti.

C'è ancora questa indubbiae recondita resistenza al "non conformismo", sotto questo punto di vista.



... A PRIMA VISTA



Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da molto tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno « scusi » nella ressa?
un « ha sbagliato numero » nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso giocava con loro.

Non ancora pronto del tutto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
tagliava loro la strada
e soffocando una risata
con un salto si scansava.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.




Wisława Szymborska


giovedì 9 febbraio 2017

FICCATA IN UN CASINO



L'impressione che ho di me stessa in questo momento è di essermi ben ficcata in un casino.
Ho perso il controllo dei miei capelli, completamente, dall'ultimo taglio.
La nuova parrucchiera di mia madre - "vai da lei che è tanto brava", che lo sapevo che era una fregatura preannunciata - mi ha tagliato i capelli talmente tanto alla cazzo che da sola, nemmeno da ragazzina, ho mai fatto di peggio.
Ho queste punte dalle quali doveva togliere il biondo cui è rimasto comunque appiccicato il biondo, diventato nel frattempo ancora più biondo.
Sparano in ogni direzione, indomabili.
Sono esattamente come quelli di Dave Grohl.
Se fossi uomo, sarei identica a lui.
Giuro.
Gli stessi capelli identici.
Le stesse pieghe odiose negli stessi identici punti.
Solo che a lui fa figo, a me fa molto spettinata e basta.

Sono settimane che aspetto che ricrescano, sono seriamente disturbata dall'immagine che mi rinvia lo specchio, non so come acconciarli.
Non perdo nemmeno più tempo a pettinarli.
Non vedo una piega dal taglio.
Vorrei crescessero in fretta, così tornano ad appendersi nella forma archetipa, e finisce la storia.

Nel frattempo, di spalle e da lontano, possono scambiarmi tranquillamente per Dave Grohl senza barba.
Soprattutto quando sono incazzata e mi agito come lui quando suona, con i capelli davanti la faccia, alla stessa maniera.

Vorrei che questi capelli ricrescessero in un attimo.
E vorrei non incazzarmi più.



lunedì 6 febbraio 2017

SULLE SCALINATE DELLA CHIESA



E' una Chiesa sulla quale aleggia un mistero.
Nella quale è celato un segreto.

E' lì che ho appuntamento.

Ci sarà una messa.
Ci andrò.
Mi guarderò attorno.
Aspetterò il calore di una voce.
E se così non sarà, tornerò alla messa successiva, e a quella dopo.

Finchè il mio tempo lì non scadrà, ed io sarò obbligata ad andare, e a mettermi in saccoccia la delusione.

Se nessuno si presenterà a questo appuntamento che non ho potuto concordare se non nella mia mente, con precisione millimetrica, anticipando quello da altri e per me fissato, io avrò fallito, ma ci avrò provato.

La distanza - qualunque tipo di distanza - non mi scoraggia.
Porterò la tenacia all'estremità di questo spazio, nel punto più distante, e aspetterò un segno.
Mi domando se saprò coglierlo.


E' questo uno dei punti cardinali che ho fissato e che voglio mi indichi la via.

Seguendo un percorso in avanti, ma a ritroso, ed introspettivo.

Non sono più acqua.
Non potrò esserlo mai più.

Incrocio le dita, virtualmente, perchè non riesco ad imparare a tenere le mani giunte in una preghiera credibile.
Non trovo rifugio nella superstizione come nella fede.
Ma incrocio queste fottute dita, nella mia testa, pregando che tutto vada come deve andare.


BATTITI E BATTUTE D'ARRESTO



Una necessaria (necessaria?) battuta di arresto.
Non si sa esattamente quanto durerà, sebbene ci sia una data di scadenza.
Come si trattasse di un alimento deperibile.
E forse l'associazione al campo dei sentimenti non è del tutto poco pertinente.
Vorrei solo mangiare con gusto questo cibo delizioso, invece di tormentarmi perchè potrebbe arrivare a precoce scadenza prima di portarlo alla bocca.

Nel contempo esisto io.
Le mie esigenze di vita.
I battiti di un cuore in travagliata attività, cui non è stata risparmiata alcuna coltellata, soprattutto di quelle debitamente intinte nella crudeltà e nella cattiveria di altri che ingeriscono impunemente nella mia esistenza.

Nel frattempo cade un viaggio che sto ancora elaborando mentalmente.
I punti cardinali che sto disegnando sulla bussola che mi guiderà - lo ammetto - sono singolari.
Certamente non li avrei considerati, sino a qualche mese fa, ma oggi è tutto diverso.
Ho consapevolezze diverse rispetto a me stessa.
E altre da acquisire, ancora, finchè la morte non mi separi da questa vita magnifica che mi è stata donata.
Nonostante tutti i turbamenti.

sabato 4 febbraio 2017

Ho scritto un quaderno per te


E' in carta riciclata.
Colorato.
Ha il mio profumo.

Ci ho appuntato sopra, con inchiostro intinto nel sentimento, il primo post.
Quello dove ho riportato il primo incontro.
Mesi fa, ormai.
E ci ho scritto, poi, a seguire, tutti i post che riguardano te.

Le perplessità iniziali, la sorpresa.

Il cuore continua a battere forte.

Non è più solo un organo che pompa sangue da un po'.

Te li ho letti a voce alta, mentre sfogliavi con gusto sottile le pagine ampie ed accarezzavi le parole, perchè ho una scrittura bellissima quanto terribile.

Incomprensibile, come tutto quello che è accaduto.

Stanotte dormo da sola, come accade tante notti.

Oggi ci siamo abbracciati al mare, la vista velata dalla salsedine, le onde alte, il cielo coperto.

Mi chiedi come nemmeno una semplice passeggiata sia mai insignificante.

Come non sia mai insignificante il tempo trascorso insieme a far nulla di più di ciò che piace ad entrambi.

Ed io non lo so, ma vorrei che non finisse.

E invece sconto la spada di Damocle di una scadenza che è prossima e che non sappiamo se ci dividerà per il tempo a venire.



giovedì 2 febbraio 2017

You are the only thing I've ever truly known



Intimamente legati come si può esserlo solo a se stessi.
Avvinghiati in questa scissione congenita, opposti radicali e radicalizzati, con muri perimetrali alti che combaciano alla perfezione.
Sin nella più piccola fessura, ivi incluse quelle dove non arriva luce.

Acqua che bagna fuoco.
E fuoco che asciuga acqua.


Nel caldo umido potremmo trovare un ambiente ottimale e crescere come funghi.
Che ne so.
E' un'ipotesi plausibile.


QUANDO PENSI DI SCRIVERE A SORETA, E TI RISPONDE UNA LADY



Il tenore dello scritto ha da subito evidenziato il livello discutibile dell'interlocutore.
L'ho redarguito in modo deciso, su quanto scritto, sviluppando però l'appunto tra le righe.
Non mi interessava crocifiggerlo, ma solo dargli ad intendere che avrei potuto facilmente appenderlo a una croce, ma mi risparmiavo lo spettacolo.

Oggi sono arrivate le scuse formali.

E il livello della comunicazione si è decisamente alzato.




lunedì 30 gennaio 2017

QUEL CHE C'E' DA FARE E NON SI FA, E NON SI SA FARE


Sarebbe tutto più semplice se ci si decidesse a fare quel che c'è da fare.
Quello che si vuole fare.
Anche quello che non si sa fare.
Sebbene non si sappia fare.
Perchè si può imparare.
Senza badare ai condizionamenti, alle necessità.
Agli altri.

Ognuno ha i suoi demoni, ma miei riposano nella cenere.
C'è fuoco che arde, ma non sono loro.
Sono io.
Sono fuoco.

E non è più come fossi acqua da un po'.
Sono solo fuoco, ormai.
Un triangolino rosso che rivolge la sua punta al cielo, come due mani giunte in preghiera.

E se la preghiera è un messaggio che aspetta di essere recapitato per essere esaudito, in qualche modo, la mia, reiterata a più riprese, non è giunta.
Non è esaudibile.
Da chi, poi?

Io non credo.
Sarà per questo che la mia preghiera non giunge.
Le mancano le ali della fede per volare verso l'alto.
E quindi rimane soggetta alla gravità, e mi resta dentro, come un macigno che spinge verso il basso, in un abisso nel quale non so precipitare.




domenica 29 gennaio 2017

IL TEMPO DIVORATO



Erano le otto e mezzo.
Il tempo di arrivare nel localino in pietra, vicino la chiesa, e di ordinare un calice di vino...
"Saranno le novemmezzo... Andiamo via", abbiamo concordato.
Le undici, invece.

Tempo divorato.

Come la fiamma divora la candela.




giovedì 26 gennaio 2017

CONTATTATORI SERIALI


Dai giovanissimi ai più attempati, costituiscono il gruppo di uomini che in modo innocuo (nella loro testa) pigiano il ditino su ogni profilo femminile che solletichi anche il più blando interesse, per richiedere l'amicizia e dare avvio a noiosissime e scontate conversazioni.

Se non rispondi, sei antipatica e antisociale.
Una figa di legno.

Se rispondi, vuol dire che ci stai (sempre nella loro testa), e cominciano a inviare messaggi a oltranza e a pretendere che tu risponda per forza.

Fa parte del gioco, questo conoscersi virtualmente.
Non si può obbligare nessuno a giocare, però.

Passare da "gioco" a "sport nazionale", però, è triste.

Ricominciare a conoscersi per strada, invece di filtrare l'approccio attraverso i social?

Ti vedono in un locale e invece di offrirti una birra, cercano il tuo contatto su fb per scriverti che ti hanno vista in giro.

Che senso ha?

martedì 24 gennaio 2017

PROMESSE CHE NON SI POSSONO FARE



Perchè, se tradotte in parole, si vanificherebbero.

Resto fedele alla mia regola, quella delle promesse non fatte, ma mantenute.

Resto fedele al mondo degli affetti senza nome, e senza categoria.

Cosa essere e cosa non essere, e quanto sia una scelta quell'essere che implica essere presenti a se stessi e ad altri.

Più o meno questi i termini esistenziali che perimetrano il problema, tra i problemi.




venerdì 20 gennaio 2017

MANUALE DI DEMAGOGIA SPICCIA IN CASO DI TERREMOTI E NEVE



Prendete una situazione preannunciata di allerta malgestita.
Presa?
Continuate a sorridere in moto fotoigienico ai fotografi che vi immortalano mentre siete impegnati a far finta di occuparvi di grandi cose.
Fatto?
Le contestazioni e le proteste che si rincorrono in rete vi disturbano il sonno tra mille cuscini?
Sono il pisello posto sotto l'ultimo dei materassi sui quale dormite (come nella nota favola della principessa)?
Pagate qualcuno affinché attraverso dei profili fake insulti e distragga l'attenzione di chiunque si permetta di contestare o segnalare qualcosa che non va.
Fatto?
Chiamateli sciacalli e speculatori, dite loro che non dovrebbero dare addosso ai soccorritori anche se nessuno sta sciacallando o speculando su nulla e nessuna critica è stata mossa ai soccorritori materiali.
Allora?
Fatto?
Corredate il tutto con articoli ad hoc.
Diffondete qualche bufala, pure, da utilizzare a vostro vantaggio.
Di quelle bufale che si possono sbugiardare facilmente, all'occorrenza.
Pubblicate "per errore" qualche foto di repertorio, spacciandola per una foto attuale.

Buttate via il manuale ora.
Siete diventati degli abili demagoghi che, attraverso i potenti mezzi a disposizione sono riusciti a plagiare gli sprovveduti con cui pensate di avere a che fare.



giovedì 19 gennaio 2017

LE STORIE DEGLI AMICI



Lui ci sta insieme da prima che lei si separasse dall'ex.
Sono anni che convivono.
Lui ha una vita sociale molto piena, lei la rifugge completamente.
Lui ha provato a coinvolgerla in tutti i modi, ma nulla.
Sono una famiglia, l'uno provvede all'altra, ma la passione si è esaurita da tempo.
Lui ha cercato di traferirsi altrove, ma è ritornato a fasi alterne sui suoi passi, perchè non aveva voglia di buttare alle ortiche una storia così lunga.
Sebbene sia finita.

E quando un amore finisce, cosa c'è da recuperare?


L'altro amico è invischiato, come il primo, in una storia che dura da anni.
Lui è un iperattivo, impegnato su più fronti a fare mille cose.
Si sbatte tanto per guadagnare soldi e metterli da parte e investirli in un'attività tutta sua.
Lei disdegna ogni tipo di lavoro per le ragioni più fantomatiche, salvo qualcosa di estremamente comodo e poco remunerativo, per far vedere che sta facendo qualcosa.
Passa la sua vita sul faccialibro, e parla per aforismi.
Cerca altro.
Telematicamente e dal vivo.
Lui ha scoperto la faccenda e ha deciso di rimanerci insieme, confidando nella risoluzione del "problema".
Il problema, invece, non si è per nulla risolto, e lei continua a cercare altro e a fingere che tutto vada bene, quando i sentimenti sono mutati.
Per non dire che si sono estinti.
Lei è infelice.
E lui pure, perchè continua ad impegnare energie per costruire un futuro con lei.
Un futuro che nella propria fantasia dovrebbe appianare le divergenze, che dovrebbe costituire il coronamento di una vita che si era deciso di passare assieme, ma che è pesante, oggi, trascorrere fianco a fianco.


Entrambi si trascinano da tempo in relazioni giunte al capolinea, con donne cui restano formalmente legati ma sostanzialmente non apprezzano.
Non amano.
Perchè i rimasugli dell'amore finito non sono minimamente paragonabili all'amore.
E se gli occhi si rivolgono altrove, c'è poco da insistere.



La scelta che feci, di non trascinarmi in relazioni che a loro modo si erano esaurite, o per cui non valeva la pena insistere, ad oggi mi sembra ancora corretta.
Mi ha dato modo di incontrare una persona, che non so quanto si tratterrà, con cui non so quanto mi tratterrò, ma con la quale non ho intenzione di trascinare nulla.
Così come è accaduto con altri.
E questo non perchè non dia la precedenza ai sentimenti, ma proprio perchè li considero sopra ogni altra cosa.
E trascinare un rapporto con una persona per cui non provo più nulla, lungi dall'essere un'assicurazione sulla vita, mi sembrerebbe un martirio intollerabile.




NUOVI LUOGHI



E sono luoghi intimi, nei quali non avevo mai messo piede.

Ho timore, ma voglio provare ad andare oltre la paura.

Abbattere gli ostacoli, come sono solita fare.

L'abisso è profondo.

Inquieta.

E' un buco nero di cui non si scorge la fine, che mi risucchia ogni energia.

Ho timore, ancora.

Non voglio mollare la presa.

Sono stanca.

Non voglio.

Però così stanca...



DI ALI PIENE DI PIUME



Il giro è costituito da una serie di tappe.
Alcune necessarie, altre per dovere, tutte le altre per piacere.
Che è  pur sempre un dovere verso me stessa quello di procurarmi piacere.
Al momento, toccherò cinque città italiane.
Luoghi che non conosco, ed altri che conosco bene e adoro.

Ho riservato ampi spazi a me stessa, anche se starò in compagnia, una parte del tempo.

Non vedo l'ora di partire.


martedì 17 gennaio 2017

IL FUTURO E IL MALESSERE


L'immediatezza delle cose presenti non dovrebbe consentire le intromissioni delle fantasticherie.
Eppure il presente è intriso dal futuro che sembra lì lì per accadere.
Ad un soffio dalle dita, ma inafferrabile.
Apparentemente statico, ma in un movimento che somiglia all'ebollizione dell'acqua, al calore scoppiettante che non consente di essere toccato, o controllato.
Ci sono malesseri, che potrebbero essere contingenti, oppure no.
Ed il dubbio, sul punto, è massacrante.
Come è massacrante il malessere inespugnabile che ciascuno di noi porta dentro, difeso strenuamente con parole ignobili.
Quanto ignobile è il malessere in sè.
Brutto, meschino, egoista.
Il che, contrapposto a tutta questa bellezza, sembra uno scherzo, o un contraltare immancabile.
Superabile?
Chi lo sa.
Magari morirà da solo per soffocamento, se riusciremo a togliergli aria di cui nutrirsi.

lunedì 16 gennaio 2017

IL BIGLIETTO CON LO SCONTO



Il primo biglietto, quello d'andata, è fatto.

Quello del ritorno, che corrisponderà al piccolo giro che ho in mente di fare, ancora no.

E' ancora tutto da immaginare.

Una borsa e la reflex saranno il mio bagaglio.

La giacca da viaggio invernale, che è una collaudata seconda casa, pure.

E un po' di spensierata solitudine.

E c.f.a., alla sua maniera.

VELENO ED ANTIDOTO



Si può essere vicendevolmente tossici.
Veleni somministrati con cadenza quotidiana, cui viene fornito, in extremis, l'antidoto.

E nel contempo si può essere, l'uno per l'altro, la boccata d'ossigeno, consumata avidamente e senza scrupoli.
Aria fresca che si contrappone ad apnee inevitabili.


E' questa la fotografia che scatto, oggi, e che consegno al mio piccolo spazio blu.


sabato 14 gennaio 2017

OCCHI CANGIANTI E FUOCHI INESPLORATI



Non so dire se ciò che apparentemente sembra cambiare, in me, sia dovuto al maturare e all'invecchiare, ovvero se si tratti non esattamente di un cambiamento, ma della emersione progressiva di qualcosa che era lì, ma invisibile agli occhi.

Ed anche negli occhi.

E' lì, nel colore cangiante.
Che prima non lo era.
O, almeno, non era evidente lo fosse.

Ciò che era statico è divenuto dinamico.

Ciò che era sopito - braci sepolte da cumuli di legna -  ora è fiamma viva.

E non desidero altro che ravvivarequesta fiamma ancora e ancora, e farle lambire il cielo.