domenica 6 settembre 2015

L'OSPEDALIZZAZIONE



Ho infranto il divieto assoluto di mangiare, bere e fumare dopo la mezzanotte.


Ho sorseggiato un cocktail a base di rum, ma non l'ho nemmeno finito, e in sostanza ho sgarrato di tre quarti d'ora sull'orario limite.


Quando ho messo la sveglia, il cellulare mi ha comunicato che sarebbe suonata dopo circa quattro ore.


E vabbè, mettiamo che resto sotto i ferri, l'ultima sera utile di vita la potevo passare a casa a dormire?


Tanto domani m'addormentano, recupero le ore di sonno perso.
Dormo meglio!


Stamattina sono arrivata in ritardo di una mezzora, ma non ha inciso in alcun modo sull'ospedalizzazione.


Sono rimbalzata tra le accettazioni di vari reparti e piani, prima di trovare quella giusta.


Alle 10,30, ancora digiuna, mi sono trascinata a fare gli esami, ovvero elettrocardiogramma, analisi del sangue, radiografia.


"Buongiorno, puó sdraiarsi sul lettino", mi ha detto l'infermierina dolce dal sorriso gentile con quattro fiale e un ago della madonna in mano.


Il demonio in camice verde.


In buona sostanza, a causa dei problemi che ho con l'ago, abbiamo anteposto gli altri esami a quelli del sangue.


La prima radiografia se la sono persa e l' ho dovuta rifare.


"Mi fa rifare gratuitamente la radiografia?", mi è uscito di bocca.


E solo perchè ha dimenticato di salvare le immagini sul pc, a che diamine stava pensando?


Dopo essere passata almeno dieci volte digiuna davanti al bar, con un profumo di cornetti che sfido chiunque a resistere, alle 12,00 mi hanno fatto il prelievo.


Non ho pianto.


É giá un progresso considerati i precedenti.


Ho portato papá a fare colazione, visto che ha voluto trattenersi fino alla fine, ma adesso è andato via, abbandonandomi al crudele soggiorno obbligato in ospedale.


Mi hanno messo in stanza con una ragazzina che è caduta e ha battuto la testa, e non si sa se debba operarsi.


Ergo, in camera la tv è sintonizzata su un canale dove passano cartoni animati, ma non ho cuore di cambiare programma.


Ho infilato le cuffiette, ho Terzani, Fitzgerald e un romanzetto da poco, il cellulare, degli amici che forse nel pomeriggio passano a trovarmi.


Ho pranzato con una pasta vagamente scotta, la carne era inguardabile, la mela l'ho ceduta alla mia compagna di stanza.


Mi affaccio dal balconcino e c'è gente che passa e attende.


Qualcuno poco fa piangeva e aveva le mani sul viso, fuori una porta d'ingresso, e fumava una sigaretta.


Quanto è atroce passare negli ospedali?


Quanto è ancora piú atroce attendere per qualcuno a cui si vuol bene e che sta male?

















4 commenti:

sara-sky ha detto...

attendere per altri a cui vuoi bene per me è la parte peggiore. Per me ho meno paura.
Ma vedrai, tra poco sarà tutto alle spalle.
Ti consiglio "racconti della ragazza cattiva" di Mario Vargas Llosa. L'ho letto di un fiato in 4 giorni

.come.fossi.acqua. ha detto...



Sono completamente assorbita da tenera é la notte.
Mi terrá compagnia fino a domani

frabasso ha detto...

in bocca al lupo per tutto! e porta pazienza perchè non so per quale alterazione della fisica ma in ospedale le giornate passano molto ma molto più piano che per il resto del mondo.. è come vivere dentro una di quelle sfere natalizie che quando le giri scende la neve.
un abbraccio,
matteo

.come.fossi.acqua. ha detto...

Grazie Matteo...
Il peggio sembra essere passato ;-)